Giustizia penale alla prova del digitale

Lo scoppio della pandemia ha reso necessaria e non più rimandabile la digitalizzazione dei servizi, anche per settori più tradizionalmente reticenti come quello del diritto penale. Giovanni Geremia co-fondatore di Geremia & Invernizzi Studio legale, fa il punto sul processo di “informatizzazione” della giustizia e sull’evoluzione dei maggiori reati.

Quali sono le principali novità normative e criticità emerse nel 2020 relativamente al diritto penale?
I nefasti eventi che hanno sconvolto il 2020 hanno modificato radicalmente ogni aspetto della nostra vita e anche il settore Giustizia non poteva che essere travolto dallo Tsunami-coronavirus. Gli avvocati penalisti si sono trovati di fronte a problemi improvvisi: udienze rinviate de plano, cancellerie di difficile accesso e fascicoli irraggiungibili, riunioni limitate, problemi nel deposito degli atti.
Il nostro Studio è da sempre attento al “lato digitale” perché la tecnologia costituisce un aiuto fondamentale e imprescindibile al professionista. In questa situazione di “distanziamento obbligato”, il supporto informatico può paradossalmente ridurre la distanza con l’assistito, anche in termini di reperibilità e di immediatezza nel riscontro e nella soluzione dei problemi. Una delle maggiori novità dell’anno trascorso deriva proprio dal tentativo del Legislatore di “informatizzare” la Giustizia penale; cosa che però, tra ritardi, “resistenze” di vario tipo e pronunce giurisprudenziali ancora contrarie all’uso della PEC si sta rivelando molto più difficile del previsto. Non ci rimane che aspettare gli sviluppi con fiducia ma, onestamente, con anche un po’ di preoccupazione, viste le premesse!

Quali saranno a suo avviso le prossime evoluzioni in ottica 2021 rispetto alla commissione dei reati?
I problemi di carattere finanziario che le imprese (e le persone fisiche) stanno tuttora affrontando comporteranno gravi difficoltà dell’adempimento delle scadenze fiscali e, purtroppo, potrebbero portare al fallimento delle realtà meno solide o comunque più colpite dal blocco delle attività economiche.
Mi aspetto quindi nei prossimi mesi e anni una possibile impennata nella contestazione dei reati tributari e fallimentari, rispetto ai quali sarà interessante valutare l’atteggiamento della Giurisprudenza, sinora molto restia a concedere la scriminante dello stato di necessità.
Soprattutto, temo che nel prossimo anno esploderanno le problematiche sulla sicurezza del lavoro, con particolare riferimento alle possibili responsabilità del datore di lavoro e degli altri soggetti in posizione di garanzia per i casi di infezione da Covid-19 avvenuti sui luoghi di lavoro. Rimango dell’idea che, in linea di massima, sarà molto difficile per il Pubblico Ministero dimostrare il nesso di causa tra le eventuali violazioni e l’evento: si dovrebbe infatti fornire la probatio diabolica che l’infezione sia avvenuta inequivocabilmente sul lavoro e che il rispetto delle norme e dei protocolli avrebbe sicuramente impedito la trasmissione del virus.

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