L’avvocato Aniello Mancuso, penalista originario di Sarno (Foro di Nocera Inferiore), è stato recentemente insignito del premio come Avvocato dell’anno – diritto penale minorile ai Le Fonti Awards 2026. Nel corso della sua attività professionale si è distinto per un impegno costante nel settore del diritto penale e, in particolare, nella tutela dei minori, ambito nel quale ha conseguito una specifica specializzazione.
Accanto alla pratica forense, ha ricoperto ruoli di rilievo nell’associazionismo giuridico, tra cui quello di segretario nazionale dell’Associazione Italiana Praticanti Avvocati, esperienza durante la quale ha contribuito attivamente al dibattito sulle riforme dell’accesso alla professione, portando avanti battaglie come quella legata alla revisione dell’esame di abilitazione. Nel suo percorso rientra inoltre un forte impegno civile, testimoniato dalla promozione di una petizione a sostegno della proposta di legge Giachetti sulla liberazione anticipata, che ha raccolto oltre 12.000 firme nel 2024.
- Alla luce del riconoscimento che hai ricevuto sul tema della criminalità minorile, quali ritieni siano oggi le principali criticità del sistema e quali strumenti giuridici o sociali potrebbero incidere davvero sulla prevenzione?
La criminalità minorile rappresenta oggi una delle sfide più complesse per il nostro sistema giuridico e sociale. La principale criticità consiste nel fatto che troppo spesso si interviene quando il disagio si è già trasformato in devianza. In molti territori mancano strumenti efficaci di prevenzione, presìdi educativi adeguati e una reale rete tra scuola, famiglia, servizi sociali e istituzioni. Ritengo che la risposta non possa essere esclusivamente repressiva. Occorre investire maggiormente nell’educazione, nel sostegno alle famiglie in difficoltà, nei percorsi di inclusione sociale e lavorativa e nella presenza dello Stato nei contesti più fragili. Sul piano giuridico, è fondamentale rafforzare gli strumenti di giustizia riparativa e i percorsi di recupero, affinché il minore autore di reato abbia una concreta possibilità di reinserimento. La sicurezza si costruisce soprattutto prevenendo le cause del disagio e non limitandosi a contrastarne gli effetti. - Durante il tuo mandato come segretario nazionale dell’associazione dei praticanti avvocati, quali sono state le battaglie più significative che hai portato avanti e in che modo questa esperienza ha influenzato la tua visione della professione forense?
L’esperienza come segretario nazionale dell’associazione dei praticanti avvocati è stata una palestra istituzionale e umana straordinaria. Le battaglie più significative hanno riguardato la tutela della dignità dei praticanti, il riconoscimento del loro lavoro, la richiesta di procedure di accesso più meritocratiche e trasparenti e la necessità di ridurre le disparità territoriali nelle opportunità formative. Questa esperienza mi ha insegnato che la professione forense non può essere considerata soltanto una carriera individuale. L’avvocato svolge una funzione sociale fondamentale e ha il dovere di contribuire al miglioramento del sistema giustizia. Ho maturato la convinzione che la rappresentanza e l’impegno collettivo siano strumenti indispensabili per promuovere riforme concrete e per garantire una professione più moderna, inclusiva e accessibile ai giovani. - La conquista del cosiddetto “doppio orale” ha rappresentato un passaggio importante nel percorso di accesso alla professione. Qual è la tua valutazione su questa prova e più in generale sul sistema di accesso all’avvocatura in Italia?
La riforma del doppio orale ha rappresentato un momento molto importante perché ha introdotto un modello di valutazione che, almeno nelle intenzioni, puntava maggiormente sulle competenze giuridiche e sulla capacità di ragionamento del candidato. Tuttavia, ritengo che il dibattito sull’accesso alla professione non possa esaurirsi nella scelta tra prova scritta e prova orale. L’obiettivo deve essere quello di costruire un sistema che premi il merito, garantisca uniformità di valutazione e valorizzi la preparazione effettiva dei candidati. È necessario investire sulla qualità della pratica forense, sul rapporto tra formazione universitaria e professionale e sulla riduzione delle differenze applicative che ancora oggi si registrano tra le diverse sedi d’esame. L’accesso all’avvocatura deve essere rigoroso, ma anche equo e coerente con le esigenze della professione contemporanea. Con la nuova riforma, abbiamo fatto cento passi indietro. - Nel 2024 hai promosso una petizione che ha raccolto oltre 12.000 firme a sostegno della proposta di legge sulla liberazione anticipata collegata a Roberto Giachetti. Qual è stato il riscontro istituzionale e sociale di questa iniziativa, e che ruolo pensi possa avere la partecipazione dal basso nei processi di riforma della giustizia?
La raccolta di oltre 12.000 firme ha rappresentato un segnale importante. Al di là del dato numerico, ha dimostrato che esiste una parte significativa dell’opinione pubblica interessata a discutere seriamente del sistema penitenziario e delle politiche di reinserimento sociale. Il riscontro ricevuto da cittadini, operatori del diritto, associazioni e realtà del terzo settore è stato molto positivo e ha contribuito a riportare il tema al centro del dibattito pubblico. Credo profondamente nel valore della partecipazione dal basso. Le grandi riforme non possono essere costruite esclusivamente nelle sedi istituzionali, ma devono nascere anche dall’ascolto della società civile. Quando i cittadini partecipano in modo informato e responsabile al confronto pubblico, contribuiscono a rendere le istituzioni più consapevoli delle esigenze reali del Paese. La giustizia, forse più di ogni altro settore, ha bisogno di questo dialogo costante tra istituzioni e comunità. - Guardando ai prossimi anni, quali sono gli obiettivi professionali e civili che si pone dopo questo importante riconoscimento? Ci sono nuove battaglie, progetti o riforme nel campo della giustizia e della tutela dei minori che intende portare avanti con particolare determinazione?
Considero il riconoscimento ricevuto agli Awards Le Fonti non come un punto di arrivo, ma come uno stimolo a proseguire con ancora maggiore determinazione il lavoro svolto fino ad oggi. Sul piano professionale continuerò a dedicarmi con particolare attenzione al diritto penale, alla tutela dei minori e alla difesa dei diritti fondamentali, ambiti che richiedono costante aggiornamento, sensibilità e senso di responsabilità. Sul piano civile, intendo proseguire il mio impegno per il miglioramento del sistema della giustizia minorile, per il rafforzamento delle politiche di prevenzione e per la diffusione della cultura della legalità tra le nuove generazioni. Credo sia necessario investire maggiormente nei percorsi educativi, nella giustizia riparativa e nelle misure che favoriscono il recupero e il reinserimento sociale. Parallelamente, continuerò a sostenere iniziative volte a rendere il sistema giustizia più efficiente, più umano e più vicino ai bisogni concreti delle persone.


